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Intervista allo sceneggiatore  Stefano Adami che ha appena concluso le riprese di ’La vita arida’: dedicato a Luciano Bianciardi.

Stefano Adami che ha appena concluso le riprese di “La vita arida” scritto da lui e diretto da Lorenzo Antonioni.

Il protagonista, Luciano Bianciardi originario di Grosseto è stato scrittore, giornalista, traduttore, bibliotecario, attivista e critico televisivo italiano contribuì in maniera significativa al fermento culturale italiano nel dopoguerra.

Stefano Adami racconta a noi di Arscriven.it di come è nata la sua passione il cinema e particolari della sua vita.

Come il protagonista del suo film è nato e vissuto a Grosseto, fino al liceo si trasferì a Roma per l’Università, per poi laurearsi in filosofia. Dopo gli studi per un periodo visse oltremanica, in Inghilterra, e poi di nuovo in Toscana. Ha lavorato nel periodo inglese nel mondo dell’opera lirica, specialmente come insegnante di italiano per i cantanti.

E autore dei due romanzi: ’confuso con l ombra’ (la lepre ed) e ‘calisto’ (effigi ed).

A quanti anni hai deciso di fare lo sceneggiatore? Oppure cosa o chi ti avrebbe fatto innamorare della sceneggiatura?

 Fin da bambino sono stato attratto dalla scrittura, fin da piccolo sognavo di poter fare della scrittura la mia vita. E sognavo anche di trasformare la scrittura in esperienza vissuta. In quegli anni era davvero solo un sogno infantile, di cui poi con il passare del tempo si vedono tutte le durezze, le difficoltà. Negli anni dell’adolescenza leggevo dunque molto, ma cercavo di farlo con uno sguardo particolare. Cercavo di farlo, cioè, con una attenzione specifica ai diversi modi con cui gli scrittori davano vita e corpo ai personaggi, agli ambienti, alle varie situazioni narrate. Come facevano a trasformare le parole in emozioni, le descrizioni in movimenti nella testa dei lettori?

  • Cosa consiglieresti a chi vuole fare questo mestiere?

Bella domanda, a cui non è facile rispondere. Credo che un buon consiglio potrebbe essere cercare di guardare ad un prodotto creativo, un romanzo od un film, con gli occhi di chi lo ha creato. Cercando di guardare insomma i mezzi espressivi usati, gli strumenti del mestiere messi in campo.

  • A cosa stai lavorando e se c’è una storia che vorresti scrivere la sceneggiatura?

La storia di cui mi piacerebbe scrivere la sceneggiatura è quella del prof. Carlo Perfetti, lo studioso italiano che ha inventato la riabilitazione neuricognitiva, donando così una speranza concreta a tutte le persone colpite oggi da ictus nel mondo. Quello invece a cui sto lavorando è un soggetto dedicato alla storia dei genitori  di Italo Calvino, ai motivi che li portarono in sudamerica.

  •  Quando inizi un nuovo lavoro cosa fai?

Cerco di “vedere “concretamente la storia che voglio raccontare, cioè di trovarmici dentro, di sentirne tutte le emozioni.

  • C’è un regista che vorresti lavorare?

La risposta a questa domanda  è davvero un sogno. Mi piacerebbe lavorare con Tarantino, partecipare al suo modo di costruire personaggi, ambienti, dialoghi. Perché è l’uomo che ha rivoluzionato i modi di dare queste cose più di tutti, negli ultimi anni.

In ultimo

  • Per te il cinema che ruolo dovrebbe avere? Di intrattenimento oppure altro… Di sensibilizzazione

Il cinema nasce come narrazione e descrizione della realtà. Poi, quando diventa soprattutto statunitense, trasferendosi dall’Europa a Hollywood, diventa in primis intrattenimento. Penso dunque che questo aspetto di intrattenimento dovrebbe restare principale. Certo, è meglio se poi diventa intrattenimento intelligente, piuttosto che sciocco.

Giusy Ercole artista, giornalista e direttore di Arscriven.it